OCCHIO
OCCHI E FISIOGNOMICA
Le prime osservazioni sull'iride o meglio sull'occhio come elemento fondamentale per indagare gli aspetti fisici, psichici e spirituali dell'uomo, si trovano in vari scritti assai antichi sia orientali che occidentali; in opere di medicina indiana e cinese (i più antichi dei quali del 2000 a.C), ma anche nella Bibbia, in Ippocrate, e nella maggior parte dei numerosissimi scritti di fisiognomica.
Il più antico testo di fisiognomica giunto a noi è stato attribuito ad Aristotele (384-322 a.C.).
Polemone,
Adamanzio , Teofrasto, si occuparono di
fisiognomica.
Questi studi furono coltivati in epoca romana, in tutto il Medioevo (Alberto Magno, Pietro D'Abano, Michel Scoto ecc..) ed ebbero una grande fioritura durante il Rinascimento.
L'opera
più rilevante di questo periodo è probabilmente "De Humana Physiognomica"
(1586) di Giovan Battista Della Porta.
Voluminosa opera in più libri contiene un intero libro, il terzo, sugli occhi,
con numerosi rilievi di interesse iridologico. Proprio per sottolineare la
rilevanza attribuita dagli studiosi di fisiognomica agli occhi, riportiamo il
proemio a questo libro.
"... Sono gli occhi veramente fra le nobilissime parti di tutto il corpo
umano le principalissime, perché i principali segni della Fisionomia si traeno
dalli occhi. E' stato detto da' più savi Filosofi che, come il volto è
l'immagine dell'anima, così gli occhi son l'immagine del volto. Alcuni han
chiamato gli occhi porte dell'anima, perché come da porte così fuori balena
l'anima. Dice Polemone: gli occhi manifestano i secreti del core, chè i segni
che appaiono negli occhi sono immagini delle voglie del core. Dice Losso,
referendo Alberto: la perfezione della Fisionomia si toglie dalli occhi, et i
segni che dagli occhi si togliono sono i più veri et i più gagliardi di tutti
quelli che si togliono dal volto; e quando i testimon degli occhi s'accordan
con quelli del corpo, allor son verissimi; ma se quelli degli occhi discordan
dagli altri, allor devi lasciar gli altri ed attaccarti a quelli degli occhi.
Dice Plinio: da niuna parte del corpo si possono torre i più veri segni
dell'animo che dagli occhi, così di tutti gli animali come dell'uomo: cioè
della moderazione, clemenza, misericordia, odio, amore, tristezza et allegrazza.
Veramente la reggia dell'anima son gli occhi. Da qui nascono le lagrime di
miesericordia; baciando gli occhi, par che baciamo l'anima; con l'animo veggiamo
e con l'animo guardiamo, e gli occhi come veri vasi ricevono la sua visibil
parte e la trasmetteno; né gran pensieri rimangono ciechi, perché mirano
dentro; e nel modo comiziale (epilessia), ancorchè sieno aperti, nulla veggono,
(…). Dice Ippocrate che, qualor veggiamo gli occhi colorati, splendenti,
fioriti e pieni, ci dan chiaro presagio che tutto il corpo stia bene; ma
veggiendoli scolorati, squallidi, e cavi e ficcati nel capo, non sta bene (…).
Galeno lo chiama membro divino, e giudica che il capo sia fatto dalla natura
solo per gli occhi, poiché da quelli si vede tutto l'animo dentro; e li
congiunse col cervello, dove è la principal facoltà dell'animo; li chiuse in
una valle riposta, gli munì di ciglia uscite fuori, cingendoli come di una
siepe, a custodir la più degna e preziosa parte del corpo. Dice Afrodiseo ne'
suoi Problemi che però noi quando ci vergogniamo caliamo giù gli occhi, perché
la natura ha fatto gli occhi per specchio dell'anima; e tutte le passioni
dell'animo le conosciamo per gli occhi: cioè quando mesti, iracondi, vergognosi
stanno; e quando gli occhi alcuna persona degna di riverenza mirano, che le
palpebre da lor scosse calano giù e gli cuoprono, quasi nascondendo quella
parte per la quale si fa passaggio all'anima.
Dalla prefazione di "Iridologia psicologica"
di Sebastiano Magnano
A cura della Scuola di iridologia sistemica
(Scuola della Salute)
Prima edizione 1993 Editrice Farnesiana via Catellana,13 Piacenza
Copyright di Sebastiano Magnano, Piacenza
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